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Tarquinia – La storia

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L’antica Tarquinia è situata a circa 90 Km a nord di Roma, non lontano dalla città moderna, e risulta facilmente raggiungibile percorrendo la strada statale Aurelia. L’area urbana (135 ettari circa) sorge sui contigui pianori di Pian di Civita, Pian della Regina e sul colle della Castellina, poco elevati e delimitati dai fossi Albucci e S. Savino, a controllo della vallata del fiume Marta. La necropoli principale, chiamata dei Monterozzi, si estende più a sud, su di un pianoro parallelo, fuori dall’attuale centro cittadino, un tempo chiamato Corneto. Come gran parte dei centri dell’Etruria meridionale, Tarquinia sorge a poca distanza dalla costa tirrenica. Secondo la tradizione fondata da Tarconte per ordine dell’eroe mitico Tirreno, la città di Tarquinia (in etrusco Tarchna) si intreccia con un avvenimento leggendario: in questa terra, da un solco d’aratro, sarebbe balzato fuori il genio Tagete, nipote di Giove, il quale donò alle dodici città del popolo etrusco i fondamenti della disciplina aruspicale. Il mito sembra concordare con la documentazione archeologica, attribuibile alla prima età del Ferro (IX-VIII sec. a.C.), fase in cui si assiste al consolidarsi di antichi legami di tipo tribale sul piano religioso – culturale e al convergere dei diversi abitati sparsi verso l’area di Pian di Civita. Le necropoli di questa fase sono caratterizzate da tombe ad incinerazione, con corredi composti da oggetti semplici ma dalla grande valenza simbolica. In seguito alla crescita economica dell’VIII sec. a.C. e ai numerosi contatti con il mondo esterno, si assiste, come per gran parte dei centri etruschi costieri, al cambiamento del rito funerario con il passaggio all’inumazione. Le tombe a tumulo diventano il simbolo territoriale del potere dei principi tarquiniesi, ricche di oggetti di pregio importati dalla Fenicia, dalla Grecia e dall’Oriente. Ne sono un esempio i tumuli rinvenuti in località Doganaccia, attualmente (2013) in fase di scavo. Il nascere di produzioni artigianali e di relazioni commerciali e culturali saranno i caratteri distintivi della Tarquinia del VII sec. a.C., ormai totalmente aperta ad accogliere influenze esterne. In questo periodo, infatti, la tradizione pone l’arrivo a Tarquinia di Demarato, ricco commerciante della città greca di Corinto, diffusore di diverse arti presso gli Etruschi e padre di Lucio Tarquinio Prisco, primo re etrusco di Roma. Ciò concorda con i ritrovamenti archeologici di un’importante area sacra, adibita a culti greci, fondata nel 600 circa a.C. presso il principale porto della città (dall’epoca romana noto con il nome di Gravisca). Inoltre, sotto l’impulso di pittori greco – orientali, nel VI secolo a.C. si assiste al grande sviluppo di una delle produzioni artistiche più originali di Tarquinia: la pittura funeraria. Scene di vita quotidiana del defunto e dei rituali funerari sono le rappresentazioni più frequenti. Questa eccezionale stagione, definita dal grande etruscologo Massimo Pallottino “primo capitolo della storia della pittura italiana”, accompagnerà Tarquinia fino al periodo ellenistico (IV-III sec. a.C.). La crisi che attraversò l’Etruria dopo la sconfitta subita dagli Etruschi a Cuma nel 474 a.C., toccò solo in parte la “grande e fiorente” Tarquinia. Nel IV secolo a.C. il principale tempio della città, detto dell’Ara della Regina, fu ristrutturato e dotato di una nuova decorazione con terrecotte architettoniche di grande qualità, ne è un esempio il gruppo dei Cavalli Alati rinvenuto da Pietro Romanelli nel 1938. Il progressivo affermarsi del potere romano, sembra mettere a dura prova la città, per tutto il IV secolo, fino a quando nel 281 a.C. Tarquinia viene sconfitta e posta sotto il controllo di Roma. Come sempre le necropoli fungono da specchio fedele della vita urbana, registrando una riduzione di numero delle tombe gentilizie, segno dell’inequivocabile tramonto della “più ricca città d’Etruria”.