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Cerveteri – Il centro storico

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Il borgo medioevale si estende sul lato sud occidentale del pianoro tufaceo che una volta ospitava l’antica Civita etrusca, ben più estesa.

Il centro storico e il Museo Nazionale Cerite

Il borgo medioevale si estende sul lato sud occidentale del pianoro tufaceo che una volta ospitava l’antica Civita etrusca, ben più estesa. A partire dall’alto medioevo, Cerveteri divenne un piccolo centro agricolo della campagna romana, spesso conteso da nobili famiglie. Le mura di cinta risalgono al XII – XIII secolo e, per un tratto, ricalcano il tracciato di quelle antiche. Salendo la scalinata da piazza A. Moro si raggiunge la suggestiva piazza S. Maria sulla quale si affacciano l’omonima chiesa, il rinascimentale Palazzo Ruspoli e la Rocca duecentesca, sede del Museo Nazionale Cerite. Questo importante museo archeologico (chiuso il lunedì) è stato recentemente dotato di un nuovo percorso multimediale: “Le teche parlanti”. Poco distante da Piazza Santa Maria, percorrendo le vie Agillina e dei Bastioni si raggiunge la piccola chiesa di Sant’Antonio Abate e dal li, la Rocca Antica, bastione medioevale dal quale si gode di una splendida vista panoramica che domina tutto il litorale, da Civitavecchia fino a Roma.

Piazza Risorgimento

É il risultato della demolizione ottocentesca della chiesa di San Martino, edificio del XVI secolo a navata unica, con campanile sul retro. Nel corso del XIX secolo si diffuse l’uso di seppellirvi le spoglie dei fanciulli e, forse per questo, danneggiata. Nel 1881 l’edificio è pericolante, si decise quindi di demolirlo insieme a un gruppo di casupole fatiscenti. Lo spazio ricavato fu in parte trasformato in piazza e, in parte destinato alla costruzione della nuova sede comunale denominata, in ricordo della chiesa, Palazzo di San Martino. Durante i lavori di riqualificazione urbana della piazza, vennero alla luce i resti di un acquedotto antico e delle sorgenti d’acqua, a memoria di ciò, si costruì la Fontana del Mascherone, posta all’angolo con via Etruria.

Rocca Cybo XV sec.

Corrisponde con il tratto meridionale delle mura cittadine. Nel XIII secolo fu restaurata, insieme ad altre strutture, dalla famiglia dei Venturini; comprendeva tre torri circolari collegate tra loro da camminamenti lungo il coronamento degli edifici. Nel 1485, durante la guerra tra Ferdinando di Napoli e il papa Innocenzo VIII, Cerveteri viene saccheggiata dalla truppe napoletane, ingenti sono i danni arrecati alle fortificazioni. Nel 1487 quando Franceschetto Cybo, figlio di Innocenzo VIII, prende possesso del castello si restaurano le mura della rocca nella parte del parte a sud – ovest del paese detta “Boccetta”. A questo intervento appartengono le attuali strutture. L’area è detta localmente della “Rocca Antica” ed è stata per lunghissimo tempo chiusa al pubblico perché pericolante, i lavori di riqualificazione, iniziati a metà dagli anni ottanta, si sono finalmete conclusi (2011), restituendo alla collettività questo spettacolare punto panoramico sulla costa dell’Etruria merdionale.

La chiesa di S. Antonio Abate - XI sec.

Situata nel Rione della Boccetta, la chiesa di S. Antonio Abate è una delle più antiche del paese. Eretta intorno al secolo XI, mantiene originaria solo la struttura architettonica e sporadiche decorazioni di chiara impronta romanica, lo accertano la copertura a capanna, l’imponenza dell’ambiente, l’utilizzo delle tarsie marmoree per la decorazione del pavimento, e il campanile in corrispondenza della navata centrale. Intorno al 1430, in pieno periodo rinascimentale, la chiesa subisce il primo restauro. Vengono realizzati gli affreschi, ancora oggi visibili, che ricoprono il catino absidale e le pareti delle navate laterali. Questo intervento è attribuito a uno dei principali protagonisti del Rinascimento laziale, Lorenzo da Viterbo. Tipiche della sua bottega sono le tecniche pittoriche usate, come ad esempio la cristallizzazione degli eventi, (Lorenzo) trae gli episodi principali dalla vita del santo e li rappresenta come fotografati, lo spazio è perfettamente misurabile ma, a differenza del suo maestro, Piero della Francesca, applica la prospettiva in maniera diversa e meno rigorosa staccandosi nettamente dalle regole dettate dal Brunelleschi che pervadono tutto il secolo. L’edificio, a pianta longitudinale rettangolare e diviso in tre navate, si presenta oggi ancora diversamente; durante il ‘700 , fu nuovamente restaurato e adattato al gusto neoclassico. L’unico punto di luce della chiesa è il rosone posto in corrispondenza dell’unica entrata e trasformato nel 1661 in un finestrone rettangolare architravato. La luce, entrando cade in corrispondenza dell’altare dietro il quale si erge la statua del santo ricavata dal legno di un pero (secondo altri di un ciliegio) e realizzata da un’artista del luogo, il cui nome è sconosciuto

S. Antonio Abate

Le immense distese sabbiose del deserto egiziano, battuto dai venti e percorso dalle lente carovane dei nomadi, furono gli spazi senza limiti in cui Antonio, nato a Come nel 250, lungo il corso del medio Nilo, visse tutta la sua esistenza. In perfetta solitudine pregava, meditava e amava Dio, combattendo contro le molteplici tentazioni che il demonio gli inviava. La tradizione figurativa infatti lo ritrae spesso in preghiera, assillato invano da donne procaci, mentre combatte contro le insidie di Satana. Precursore del monachesimo medievale, Antonio aveva scelto il silenzio del deserto per seguire alla lettera il comandamento di Gesù: “Va, vendi quello che hai e dallo ai poveri… poi vieni e seguimi”. Donata ogni cosa ai poveri, trovò dimora dapprima presso antiche tombe abbandonate e poi sulle rive del Mar Rosso. Il suo più zelante discepolo, Sant’Anastasio, vescovo di Alessandria, ci lasciò una completa biografia del Santo anacoreta, che egli amava definire “fondatore dell’ascetismo”.

Nonostante Antonio visse lontano dal mondo, il clamore suscitato dalla sua scelta di vita austera e dedita al sacrificio, arrivò nel mondo, tra i suoi contemporanei e lo rese amato e venerato. Lo stesso imperatore Costantino e i suoi figli gli inviavano missive e ambasciatori, mentre sacerdoti e pellegrini, ammalati e bisognosi, intraprendevano lunghi viaggi per vederlo e per ricevere dal suo esempio conforto spirituale. Testimone attento di quanto avveniva intorno a lui, non esitò a lasciare l’eremitaggio per incoraggiare i cristiani perseguitati dal crudele Massimino. Compì un secondo viaggio nella stessa città, su invito di Atanasio, per raccomandare ai cristiani di non lasciarsi fuorviare dalle nuove dottrine eretiche. Ritornato al deserto, visse oltre un secolo nella sua casa senza confini, adorando Dio nella contemplazione tra sabbie infuocate e le fresche notti stellate. Il suo esempio straordinario venne seguito nei secoli successivi e, anche se il popolo lo venerava soprattutto come protettore degli animali domestici per la semplicità e l’umiltà della sua vita, fu lui a porre la prima pietra nella storia del monachesimo cristiano.

La leggenda del porcellino

“Una scrofa trascinò un porcellino zoppo e malato che aveva appena partorito, Lo depose dinanzi ai piedi del Santo con lamenti e grugniti quasi a chiedere, come poteva, aiuto e guarigione. Mentre i presenti si meravigliavano di quanto stava accadendo, S.Antonio immediatamente operò la guarigione dell’animale malato tracciando un segno di croce. Per tale miracolo il Santo fu da tutti riconosciuto e fu accompagnato presso il re gravemente ammalato al quale, con l’aiuto di Dio, restituì la salute convertendo poi lui e la città al culto del vero Dio. Perciò gli abitanti di quella regione vollero rappresentare per immagine il ricordo del prodigio di quel Santo eremita e aggiunsero ai piedi di lui un maiale”. .

Torre dell’Orologio

Fa parte della fortificazione quattrocentesca del castello, legata agli ampliamenti promossi da Gentil Virginio Orsini. Nel 1674 Bartolomeo Ruspoli acquista dagli Orsini il feudo di Cerveteri, il castello è nuovamente ampliato e le torri restaurate. Agli inizi dell’ottocento all’interno della torre circolare viene inserito il “pubblico orologio” che dovette funzionare fino a metà del secolo, nel 1868 il Consiglio Comunale ne ordina una complessa revisione per riattivarne gli ingranaggi.

Palazzo Ruspoli

Fu costruito sui resti delle mura medioevali, inglobando probabilmente una più antica torre difensiva. Nel 1533, quando il feudo apperteneva agli Orsini, fu trasformato in palazzo Baronale. Solo nel XVII secolo, quando la città era già passata sotto il governo dei Ruspoli, venne dotato del loggiato e del porticato. Internamente il palazzo si articola come disponevano i canoni rinascimentali: al piano terreno erano poste le stalle, i magazzini, le botteghe degli artigiani; al primo piano o piano nobile, i saloni per i ricevimenti, le camere degli ospiti e quelle dei signori, all’ultimo piano gli alloggi del personale. Il Palazzo è ancora oggi proprietà e residenza estiva dei principi Ruspoli, non è pertanto aperto al pubblico.

Chiesa di S. Maria Maggiore XI sec.

È la principale chiesa del centro storico, fu costruita su di un preesistente edificio antico individuato durante i lavori di restauro del 1951. Inizialmente era composta da una sola navata, fu poi ampliata con l’aggiunta delle altre due. I primi documenti certi che la riguardano risalgono al 1192 (Liber Censuum). Sappiamo inoltre che nel 1231 venne rinnovata la pavimentazione ad opera di artisti toscani (in contemporanea con la chiesa di Ceri) in stile “cosmatesco”, alcuni frammenti, ritrovati durante le attività di restauro già citate, sono appesi lungo la parete della navata sinistra. Successive modifiche furono fatte per volere dei principi Ruspoli, proprietari del feudo, nel 1719 e nel 1760 quando fu realizzato il passetto che collega il loro palazzo con la chiesa

Mura Medioevali XIII sec.

Il sistema difensivo del borgo medioevale di Cerveteri ricalca, per buona parte, quello antico: a tratti di mura costruite in blocchi di tufo, dovevano alternarsi ripidi pendii naturali, come ancora oggi verso la valle del Manganello, che non necessitavano di ulteriori fortificazioni. Sappiamo da un documento che risale al 998 che la città doveva apparire “ben munita”, successivamente, intorno al XIII secolo, con il dominio dei Venturini che la cinta muraria venne restaurata, a sud comprendeva tre torri circolari (corrispondenti all’area oggi detta “Rocca Antica”) collegate tra loro da camminamenti e, ulteriormente fortificate nel 1487 da Francesco Cybo, figlio del papa Innocenzo VIII. A nord – est (tratto di mura in piazza A. Moro) il maschio centrale, di forma quadrata, presentava quattro torrioni angolari, due dei quali in parte crollati.

Parco della Legnara

Questa vasta zona verde nel centro cittadino appartiene al rione della Garbatella. Il complesso di edifici che si dispone lungo la via che dal parco conduce al Granarone, fu costruito agli inizi del XIX secolo per ospitare le abitazioni delle famiglie alle dipendenze dei Ruspoli che lavoravano al granaio, trasformato, nel secondo dopoguerra, in impianto per la lavorazione del tabacco. Il toponimo “Legnara” compare per la prima volta nel Catasto Gregoriano del 1818. Molte di queste strutture, abbandonate per decenni, sono state riqualificate e trasformate in uffici comunali. Nel periodo estivo il parco ospita importanti eventi e rassegne musicali.

Granarone - XVII sec.

Questo imponente edificio risale alla fine del XVII secolo. E’ costituito da un corpo di fabbrica a tre piani di cui il primo voltato; la parte che lo collega alla torretta, come pure la parte superiore di quest’ultima sembra aggiunta successivamente. La famiglia Ruspoli – Marescotti lo utilizzava come deposito di grano avuto in pagamento dagli affittuari del latifondo. Nel 1870 la famiglia Ruspoli lo consegnò agli affittuari Boccanera. Nel secondo dopoguerra, senza nessun restauro rilevante, nella fabbrica viene installato l’impianto per la lavorazione del tabacco. Dopo un lungo periodo di abbandono è stato restaurato e riqualificato dall’Amministrazione Comunale per accogliere la nuova sede municipale.

Parco della Rimembranza

Risale agli inizi del novecento. Il monumento ai caduti è inaugurato nel 1924 e, l’anno successivo, iniziano le prime opere di sistemazione e completamento del giardino con l’integrazione di 50 piante, 41 delle quali, lecci, simboleggiano i 41 soldati periti nella grande guerra. Nel 1945 viene risarcito dai subiti danni della devastazione tedesca durante l’occupazione. Fra il 1954-55 il monumento ai caduti viene ruotato verso piazza A. Moro, nuovo centro della vita cittadina.

Chiesa Madonna dei Canneti - XVII sec.

Le prime notizie di questa chiesa risalgono al XV secolo quando, dal convento romano degli Agostiniani, vi furono inviati due frati con il compito di seppellire i morti per malaria. Nel 1636 la chiesa, che appare cadente, è costituita da una piccola cappella, all’interno vi sono pitture della Vergine, il pavimento è in laterizio. Nel 1661 furono avviati i restauri e venne anche aggiunto un campanile per richiamare i fedeli al funerale dei defunti. Nel 1753, per un breve periodo, cambia il suo nome in Santa Maria de Arundinentis che prima era del nuovo convento e chiesa di S. Angelo. Agli inizi del novecento giace in uno stato di degrado e abbandono, gli ultimi restauri risalgono al 1987. Dal 1695 fa parte del territorio della parrocchia di S. Maria Maggiore.