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Museo Nazionale Cerite

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È allestito all’interno della rocca medioevale, nel centro storico della cittadina moderna, che si è sovrapposto all’acropoli dell’antica Caere. Il Museo, allestito dall’architetto Franco Minissi, è stato inaugurato nel 1967. La visita consente di seguire le diverse fasi culturali di Caere, dal IX sec. a.C. fino all’età della romanizzazione. I materiali conservati nel Museo, esposti in ordine cronologico, provengono soprattutto dalle necropoli che circondavano l’antico centro urbano. Nel 2013 è stato inaugurato un nuovo percorso di visita multimediale denominato “Museo Vivo” curato da Paco Lanciani e Piero Angela. Al pian terreno sono state installate quattro teche digitali che, attraverso la suggestione della multimedialità, raccontano la storia di alcuni importanti oggetti della collezione. Vi si accede dall’avancorpo adiacente a una delle torri del Castello e si passa attraverso il cortile, dove sono conservati frammenti architettonici e statue romane della prima età imperiale.

Piano Terra
La visita all’interno prende avvio dalle vetrine poste a destra dell’ingresso, in cui sono esposti alcuni corredi funerari provenienti dalle più antiche tombe a incinerazione della necropoli del Sorbo (IX-VIII sec. a.C.). Tipici di questo periodo sono le urne di impasto scuro e gli ossuari biconici che contenevano le ceneri del defunto. Seguono i corredi delle tombe del tipo a fossa con defunto inumato, in cui sono presenti anche oggetti di ornamento personale e ceramiche destinate al banchetto. Segue poi l’esposizione di corredi provenienti da tombe a camera databili al VII e VI sec. a.C. rinvenute soprattutto nelle necropoli urbane di Monte Abatone e della Banditaccia. Accanto ai vasi di produzione locale, di bucchero e di impasto, e alla ceramica etrusco-corinzia, è assai ricca e preziosa la testimonianza di ceramiche d’importazione greca (in particolare contenitori per cibi e ceramiche fini da mensa), segno del ruolo preminente di Caere nell’economia mercantile del Mediterraneo. Tipiche di questo periodo sono anche le urnette cinerarie di impasto rosso con coperchio a tetto  displuviato e decorazione geometrica suddipinta in bianco (white-on-red) sulla cassa rettangolare. Si segnala poi un’urna in terracotta più recente (fine VI sec. a.C.) sul cui coperchio è rappresentata una coppia di sposi distesa a banchetto.

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Primo piano
L’esposizione dei corredi funerari di VI-V sec. a.C. prosegue al piano superiore, dove sono presenti anche i vasi provenienti dalla collezione Odescalchi. A uno di questi corredi appartiene il coperchio in terracotta dalla tomba 92 della necropoli della Bufolareccia, che rappresenta un giovane semisdraiato a banchetto dall’anatomia evidenziata e dalle gambe incrociate (inizi V sec. a.C.). Gli ambienti espositivi sulla sinistra sono dedicati a testimonianze provenienti dall’area urbana, tra cui spiccano terrecotte architettoniche e lastre fittili dipinte, che dovevano decorare interni di edifici civili come di tombe e in cui dominano temi legati a gesta eroiche. Una vetrina a sé è riservata all’esposizione di una lastra rinvenuta a Ceri, la cosiddetta lastra del Guerriero, di recente restaurata. Dagli scavi dell’area urbana provengono anche le antefisse a testa femminile rinvenute da Mengarelli nell’area della Vigna Parrocchiale, insieme ad alcune ciotole con dedica a Hera, e gli ex voto in terracotta dal santuario del Manganello: teste, votivi anatomici, piccoli altari figurati che dal IV sec. a.C. giungono fino al periodo della piena romanizzazione di Caere. Lungo il percorso di visita sono esposti anche cippi funerari, che presentano iscrizioni in etrusco e in latino, e alcune sculture di animali fantastici e demoni mostruosi, poste a decorare l’esterno delle tombe, tra cui spicca la statua di Caronte proveniente dalla necropoli di Greppe Sant’Angelo (fine IV sec. a.C.). Degni di nota sono anche alcuni sarcofagi, della tipologia a cassone, provenienti dalla necropoli della Banditaccia. Tre sono stati rinvenuti nella tomba dei Sarcofagi (IV sec. a.C.), di cui due, realizzati in pietra calcarea, hanno un coperchio rappresentante il defunto ed uno con coperchio a tetto displuviato. L’ultimo, ma non meno importante, è il sarcofago ritrovato nella tomba dei Tasmnie (fine IV sec. a.C.), appartenuta al magistrato Venel Tasmnie e caratterizzato da un’iscrizione che menziona la città di Caere.