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Vulci – La Storia

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Su di un vasto pianoro lambito dalle acque del fiume Fiora, a circa 12 km dal mare, sorge l’antica Vulci (dall’etrusco Velc), ora parte del comune di Montalto di Castro. Poche sono le notizie riportate dalle fonti storiche che ci parlano dei primi secoli di vita della città, ma, in compenso, molti sono i ritrovamenti archeologici delle aree sepolcrali. Come avvenne per i maggiori centri dell’Etruria meridionale, la storia di Vulci inizia con il trasferimento dei suoi abitanti, tra la fine dell’età del Bronzo e la prima età del Ferro (XI-X sec. a.C.), verso il pianoro che ospiterà la città storica, luogo protetto naturalmente ed in grado di offrire ottime risorse idriche ed agricole. I nuovi villaggi, dal carattere ancora sparso, sono circondati dalle numerose necropoli, che si evidenziano per la precoce presenza di oggetti provenienti dall’esterno (Italia meridionale e Sardegna). Tra l’VIII e il VII sec. a.C. si assiste ad una definizione dello spazio urbano, ad un intenso sviluppo della produzione artistica e all’intensificarsi dei rapporti commerciali, soprattutto con il mondo greco. Sono tutti segnali che parlano dell’emergere della classe dirigente vulcente, la quale trae il proprio potere dagli scambi con l’esterno e che, allo stesso tempo, fa da tramite per i centri dei territori dell’Etruria settentrionale e centrale. La fama di Vulci cresce ancora tra il VII e il VI sec. a.C. I reperti ci parlano di artigiani greci giunti sul posto per stabilirvi le proprie botteghe, prontamente poi imitati nelle loro produzioni. Lo sviluppo del suo porto, Regae, collocato alla foce del fiume Fiora, garantisce alla città, per gran parte del V sec. a.C., un buon primato per lo scambio dei prodotti attici. Anche Vulci, come il resto dei centri dell’Etruria meridionale, risentì della sconfitta etrusca a Cuma (474 a.C.), per poi riprendersi solo tra la fine del V e l’inizio del IV sec. a.C. La costruzione della cinta muraria, la sistemazione ed edificazione delle aree monumentali sacre e la cura della scultura e dell’architettura funeraria, indicano, nel IV sec. a.C., la ripresa del potere da parte delle famiglie aristocratiche della città. Roma, di lì a poco, avrebbe manifestato il suo interesse per il territorio. Nel 280 a.C. Vulci cadde e gran parte del suo territorio venne utilizzato per la fondazione della colonia romana di Cosa (273 a.C.). Il completo abbandono della città avverrà, però, solo nel VII sec. d.C.