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Cerveteri – La Storia

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Situata circa 40 km a N di Roma, fra il litorale tirrenico e il Lago di Bracciano, la cittadina di Cerveteri si trova in un ambiente prevalentemente collinare e pianeggiante. In questo territorio, quasi a 7 km dal mare, su un pianoro tufaceo difeso naturalmente da costoni alti e scoscesi, sorgeva l’antica città di Caere, la cui prima occupazione risale all’età del Ferro (IX-VIII sec. a.C.). L’ambiente circostante si presentava sin dall’antichità particolarmente favorevole. La città era a poca distanza dalla costa, ma poteva al contempo utilizzare il vasto retroterra caratterizzato da selve: una zona ricca di risorse naturali, che rendevano possibile sia lo sfruttamento agricolo, sia l’approvvigionamento idrico. In epoca arcaica, nel periodo di massima fioritura di Caere, il territorio sotto il suo influsso culturale ed economico era limitato a O dalla fascia costiera tirrenica, dove erano dislocati i tre principali porti della città: Alsium (Palo), Pyrgi (Santa Severa) e Punicum (Santa Marinella). Il territorio si estendeva poi nell’entroterra fino ai Monti della Tolfa, ai Monti Sabatini e al Lago di Bracciano. Dopo la conquista romana nel 273 a.C., Caere subì la confisca di metà del territorio. Furono dedotte alcune colonie marittime (Fregenae, Alsium, Pyrgi, Castrum Novum), la ricca zona mineraria dei Monti della Tolfa passò sotto il diretto controllo di Roma e nel 241 a.C. venne tracciato l’asse viario dell’Aurelia. Nel 90 a.C. la città divenne Municipio. Il processo di decadenza, evidente già nel II sec. d.C., si concluse nell’Alto Medievo con l’abbandono del centro antico da parte degli abitanti che si rifugiarono a Ceri, un piccolo insediamento dell’entroterra.

Fondata secondo la tradizione dai Pelasgi, mitica popolazione greca migrante, l’etrusca Kaisra/Keisra (Agylla in greco e Caere in latino) divenne una metropoli costiera tra le più prospere e importanti del Mediterraneo antico. Con un’area urbana di circa 150 ha e una popolazione che all’epoca del suo massimo splendore contava non meno di 25.000 abitanti, Caere fu il secondo centro dell’Etruria meridionale dopo Veio. La città si estende su un vasto pianoro tufaceo di forma triangolare allungata, orientato in direzione N-E/S-O. Questo suggestivo pianoro, denominato dei Vignali, è compreso tra le valli formate dall’erosione fluviale del Fosso del Manganello e del Fosso della Mola, che lo separano da due alture parallele, sedi entrambe delle necropoli di epoca storica della Banditaccia (a N-O) e di Monte Abatone (a S-E). L’area dell’insediamento etrusco, solo in piccola parte occupata dalla cittadina moderna, è stata sistematicamente esplorata dagli inizi degli anni Ottanta del Novecento, grazie all’iniziativa dell’Istituto per l’Archeologia Etrusco-Italica del CNR, sotto la guida di Mauro Cristofani, d’intesa con la Soprintendenza per i Beni Archeologici dell’Etruria Meridionale. Le ricerche sul pianoro hanno restituito testimonianze che dall’epoca villanoviana giungono fino a quella romana, con un periodo di maggior splendore politico e culturale tra il VII e il IV secolo a.C. Le costruzioni moderne occupano solo un decimo circa dell’area dell’antica città, in quanto l’espansione edilizia moderna si è sviluppata soprattutto in direzione del mare e della Via Aurelia. Tutto il resto del pianoro, per lo più costituito da terreni coltivati, è sottoposto a vincolo archeologico.